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dalla presentazione della mostra

ALEXANDR RODCHENKO fotografo

Palazzo Polverosi Martignacco Ud 7- 25 aprile 1990


"Rodchenko è pittore. E scultore. Ma anche designer, cineasta, creatore di scenografie teatrali, architetto di interni e di mobili, professore. E infine fotografo." La maggior parte delle biografie su Alexandr Michailovic Rodchenko inizia proprio così. Ed è tutto vero! Anzi, ogni definizione appare fin troppo riduttiva per un autore che ha formato la sua creatività su concetti in cui si intersecano costruttivismo e realismo, linearismo ed astrazione, suprematismo e socialismo rivoluzionario, produttivismo e cubofuturismo.
Artista rivoluzionario, nel senso più filosofico del termine, Rodchenko inizia a fotografare nel 1924, dopo oltre dieci anni di esperienze culturali vissute nel pieno dinamismo intellettuale dell'avanguardia russa.
La pittura, prima e fondamentale pulsione creativa che ne condizionerà tutta l'opera, è interpretata da Rodchenko in perenne proiezione innovativa, seguendo e facendo propri i concetti del costruttivismo e, in particolare, le influenze di Tatlin e di Malevic.
Il costruttivismo è affermazione di un'arte materialista e meccanica, macchinista e, per vari versi, in stretto rapporto con la realtà e la vita. E, come affermano El' Lisickij e Arp nel 1925: "... il costruttivismo prova che tra la matematica e l'arte, tra un oggetto d'arte e una invenzione tecnica, i limiti non sono determinabili."
Con esemplarità Rodchenko è costruttivista e prolifico sperimentatore.
Passa da una pittura pura, basata su forma e colore, al linearismo. Con "l'elevarsi della linea come elemento che da solo permette di costruire e di creare" produce sculture sospese che escludono forma, colore, fattura e tecnica.
Velocemente, poi, approda al produttivismo.
Siamo nel 1921 e Rodchenko adotta l'arte applicata, spesso fotomontaggi e collage, per creare dei prodotti utili: copertine di libri e di riviste, manifesti pubblicitari, commerciali e di propaganda. Questo tipo di lavoro gli permette di collaborare con lo scrittore Majakovskji che gli redige testi e slogan e con il quale stringe profonda amicizia.
Il desiderio di rinnegare l'arte da cavalletto per affermare un'arte produttiva, nuova, tecnica e in rapporto con la realtà lo porta, infine, ad adottare, come strumento espressivo, la fotografia.
La fotografia permette di fabbricare un prodotto, l'immagine, attraverso una macchina: l'apparecchio fotografico. Tutto è meccanico: fotocamera, ingranditore, pellicole, carta e prodotti chimici.
Intreccio tra concetti intellettuali (costruttivismo, produttivismo e futurismo) e realtà sociale (era industriale), la fotografia di Rodchenko è una fotografia diversa. Nuovo è il punto di ripresa della realtà, mentre è aborrita la statica ripresa ombelicale che fino a quel momento era il metodo, la buona regola per eseguire una corretta immagine fotografica.
Le sue immagini sono basate su una nuova prospettiva, dissimmetriche, strutturate per diagonali che si incrociano, spesso con basculaggi che vanno dall'alto verso il basso o dal basso verso l'alto.
I ritratti a ripresa ravvicinata (precursore di William Klein); i cortili e le piazze presi verticalmente dall'alto, tanto da apparire frontali e bidimensionali; i ginnasti dai muscoli lucidi e tirati, sospesi in aria: tutto si presenta dinamicamente inusuale.
L'atmosfera, creata da toni contrastanti, in cui bianco e nero si costruiscono vicendevolmente, conferma i concetti del costruttivismo e, talvolta, ci fa pensare sia al cinema epico russo che a quello noir americano.
Rodchenko è unico ma non è solo.
Il mondo dell'arte si muove, in quegli anni, verso forme nuove e, in questa direzione, la fotografia ha con Weston, Steichen, Moholy-Nagy, A.G. Bragaglia, Man Ray e Rodchenko i suoi più autentici innovatori.
E' un periodo vivace e prolifico anche per tutta l'avanguardia russo-sovietica.
Anni da incantesimo. Ma poi la favola ha il suo epilogo: nel 1930 Majakovskji muore suicida.
Quel colpo di pistola è in realtà mortale anche per il movimento culturale russo.
Rodchenko non accetta questa fine. Sente sempre vivo Majakovskji e sente che la rivoluzione non è finita e mai finirà. Continua la sua ricerca fotografica nonostante le critiche a cui è soggetto: eccessivo formalismo ed estraneità al socialismo.
Ma Rodchenko è un idealista rivoluzionario. E' puro. E' angelo.
Un angelo che vuole essere uomo in tutta la sua pienezza e vitalità.
Un angelo come quelli che si incontrano ne "Il cielo sopra Berlino" di Wenders e che, comunque, continuerà sempre a insegnarci a volare.


Franco Martelli Rossi

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